Il 27 Gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, si celebra la Giornata della Memoria.
La legge che ne istituisce la celebrazione fa appello alla volontà di non dimenticare quanto è successo oltre mezzo secolo fa, ricordando così la tragedia della Shoah e delle leggi razziali, facendo memoria di quanti hanno messo a repentaglio la propria vita al fine di salvare altre vite e proteggere i perseguitati.
Molte sono le iniziative in programma in tutta Italia, nate con l’intento di coltivare il profondo valore di una memoria collettiva, monito per il futuro e per le giovani generazioni.
A tal proposito, Amos Luzzatto, presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane), nel messaggio scritto per l’occasione afferma che la memoria “è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente”, essa è la sola che “può diventare uno strumento di fiducia nel domani”.
In rete è disponibile molto materiale, utilizzabile per l’approfondimento personale e per il confronto nei gruppi: in particolare, il Mieac ed i Giovani delle Acli hanno dedicato uno spazio del proprio sito alla Giornata della Memoria, fornendo preziosi riferimenti.
Nel sito curato dall’Ucei (www.ucei.it) si possono trovare molti documenti, riflessioni sulla Shoah ed utili strumenti di approfondimento (da libri a materiale cinematografico).
Sicuramente degni di nota sono, poi, il sito di documentazione storica curato dall’associazione Olokaustos (www.olokaustos.org) e la specifica sezione del sito della “Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea” (www.cdec.it).

Il Messaggio del Prof. Amos Luzzatto
IL VALORE DELLA MEMORIA

La memoria della memoria, questa espressione sembrerebbe una “battuta” assurda o uno slogan pubblicitario. E sarebbe davvero tale, se la memoria consistesse nell’apertura di un nostro archivio segreto (individuale o collettivo, poco importa) per riportarne alla luce informazioni preziose che la trascuratezza o, peggio, la volontà di dimenticare, avrebbero tentato di occultare.
Ma non è necessariamente così.
La memoria è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente. La guerra nei Balcani, il Medio oriente in fiamme, il minacciato “scontro di civiltà” dimostrano che l’odio fra le genti e le stragi degli innocenti non sono una pura e semplice eredità di un passato sogno di incubi; e allora, alle nostre menti si affaccia la domanda angosciata: ma sarà sempre così, anzi, sempre più così?
La risposta implicita che abbiamo dato a questa domanda fino a questo momento era di concludere che la Shoah fosse stata a tal punto mostruosa da risultare incomprensibile con i comuni strumenti della mente umana, che fosse stata, in una parola, “follia”, sia pure follia criminale: follia degli uomini, follia di un intero popolo, follia di Hitler. E, come tale, almeno per coloro che credono nella razionalità di fondo dello spirito umano, irripetibile. Tanto da giustificare l’autentico giuramento con il quale si concludevano tutte le nostre manifestazioni: “Mai più”.
Sentiamo però che questo modo di affrontare la memoria non è più sufficiente.
Perché la nostra premessa non è scevra da critiche; la memoria non è, infatti, un supporto magnetico cui attingere dati ma è una funzione attiva della nostra mente, che sa in partenza a quale tipo di dati rivolgere la propria attenzione e quali, invece, trascurare; che sa in partenza quali sono i problemi che deve affrontare e, spesso, ha già formulato, se non proprio un giudizio definitivo, almeno delle ipotesi di risposta; e cerca “nella memorie” quei dati che possono confermare o respingere il giudizio stesso.
Possiamo dunque indicare dei cosiddetti “valori” che sono in realtà giudizi dei quali siamo già forniti a priori e che orientano il nostro modo di scavare in profondità nella memoria? Certamente, sì.
Il primo dei nostri valori si chiama civiltà ed esso significa il procedere del consorzio umano dalla legge del trionfo del più forte a quella del supporto per i più deboli, dalla soppressione del rivale o di quello che si ritiene possa soltanto chiedere alla società senza nulla dare, al principio della solidarietà.
Il secondo valore significa valorizzare la varietà umana, la ricchezza delle “altre” culture, delle altre lingue, delle altre Fedi. Esso significa la libera circolazione delle idee, senza opporvi ostacoli, neppure economici.
Il terzo valore, infine, indica il dialogo, il confronto, la trattativa, come unici strumenti che possono risolvere i contenziosi umani, proibendo, come reato, qualsiasi ricorso alla violenza.
“Memoria” significa allora scavare nel passato in modo selettivo, per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questo meno rilevanti, forse al contrario. E’ questa infine quella Memoria che può diventare uno strumento di fiducia nel domani. E’ questa che ci accingiamo a celebrare.

Il valore della memoria

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