Mons. Ugo Ughi, Assistente Nazionale del settore Adulti d’AC, rimarca il giusto significato del Natale, dove prende forma la Grazia di Dio, affascinante ed insostituibile.

“E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt. 2,11).
Così la liturgia annunzia il Natale. E se, anche quest’anno possiamo celebrarlo, vuol dire che Dio non si è stancato degli uomini che, anzi, continua ad amare appassionatamente. La misericordia e la tenerezza di Dio ancora risplendono per quanti amano la vita, sono in cerca di speranza, desiderano un mondo più giusto e più fraterno.
La proposta che subdolamente vuol trasformarsi in imposizione, di togliere Gesù dal Natale è insipiente e maliziosa: svuota di significato e di valore un evento profondamente radicato nel cuore della nostra gente. Se togli Gesù, si spegne la luce “quella che illumina ogni uomo” (Gv. 1,9), mentre le luminarie delle nostre case e delle nostre città diventerebbero pateticamente fredde e ingannevoli. Lasciare solo babbo-natale equivale a mistificare e tradire il Natale. A lui è stato attribuito il compito di distributore di regali: a caro prezzo e per chi se li può permettere! Lui, pur nella sua simpatia, è figlio (e sta diventando anche padre) del consumismo, della pubblicità, della vuota apparenza, perfino delle sperequazioni fra gli uomini.
Nel Natale cristiano Dio, prima e più che fare doni, dona in Gesù se stesso ed è dono per tutti e per ciascuno, indistintamente, con un occhio di riguardo per gli umiliati, i poveri, i non-considerati. Non per nulla nasce nel silenzio, in una stalla, nell’incertezza di un viaggio.
I primi a riconoscere in Gesù il Salvatore, con gli angeli del cielo e con Maria e Giuseppe, sono i pastori, uomini della marginalità e malvisti dalle persone perbene. Essi ascoltano il messaggio e l’accolgono; si mettono in cammino e contemplano; gioiscono e raccontano la bellezza della scoperta e dell’incontro. Hanno visto semplicemente “un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc. 2,12). Ne sono rimasti affascinati, hanno capito che quel bambino è anche per loro e che con lui sta nascendo “una cosa nuova”; sentono il bisogno di narrare la straordinaria esperienza fatta in quella grotta: Dio ha rivelato la grandezza del suo amore; agli uomini umili e disponibili sono date concordia, pace, giustizia.
Se babbo-natale non solo non toglie, ma accentua le distanze e le odiose disparità fra gli uomini, Gesù, donandosi, risponde a quelle domande profonde del cuore umano, che i bambini sanno interpretare, quando chiedono pane, pace, salute non solo per i loro cari, ma per tutti gli uomini cominciando dai loro coetanei senza pane, senza pace, senza salute.
Maria, la Madre, ci insegna a custodire nel cuore la bellezza e la ricchezza del Natale, per condividerla nei giorni che verranno, con quanti incontreremo nel nostro cammino.

don Ugo Ughi

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