esercizi spirituali

Come stare nel mondo e dentro la storia da uomini e donne di speranza?
Questa è la domanda che ci ha rimbombato e risuonato nel cuore durante i due giorni di esercizi spirituali che si sono tenuti a Montagnese il 27 e 28 febbraio scorsi. In questo momento storico di grandi interrogativi, di cambiamenti, di progresso che avanza e di nuove realtà che si manifestano, non possiamo che fermarci e interrogarci, non possiamo fare a meno di attingere dalla Parola. Don Giampiero Piras ci ha introdotto agli esercizi provocandoci e scuotendoci; ci ha spronato con la domanda “Come abito il tempo?” e ci ha incoraggiato, come Azione Cattolica, a riscoprire la ferialità, l’essenziale, a spogliarci del di più per tornare ognuno alla base, cioè ad essere consapevoli del dono totale di se stessi, perché la nudità dell’Amore è l’essenzialità del servizio.

Padre Mauro ci ha accompagnato alla riflessione che scava nella profondità di noi stessi, a partire dal capitolo 16 del primo libro di Samuele; abbiamo seguito il grande profeta che arriva a Betlemme per ungere il nuovo Re nella famiglia di Iesse, vediamo che la scelta del Signore cade sull’ultimo figlio, il giovane Davide che, incurante di quello che sta per succedere, senza attese, senza darsi arie, senza pretese smodate, pascola le greggi nei campi. Questo giovane Davide ci ricorda che non bisogna vivere fuori dalla propria aspettativa di vita, perché ciò che fa la verità della vita si gioca sul quotidiano. Il grande lavorio perché cambi l’orizzonte non è cambiare il mondo ma mettere mano a se stessi. Nonostante Davide non stesse pensando alla chiamata che riceve, la accoglie come un dono e si fa subito disponibile. Ogni vocazione, nel senso ampio, deve essere vissuta come accoglienza di dono, senza pretendere nulla, senza struggimenti, ma con una serenità interiore. La verità, a partire dal dono primordiale, è che abbiamo ricevuto il dono non perché bravi, ma per la larghezza di cuore del Signore. Solo chi sperimenta di essere gratuitamente amato riesce a stare dentro la vita senza sentimenti che corrodono il senso della Vita. Anche Samuele è preso dall’apparenza e prima si rivolge ai fratelli di Davide; ma Dio non abita l’apparenza ma il cuore e spesso noi abitiamo solo la periferia del nostro cuore. La parola d’ordine è autenticità, se non c’è autenticità non c’è verità e verità è il coraggio di essere se stessi. L’autenticità è una delle realtà più impegnative della vita umana; è questa la grande sfida educativa, c’è un sistema di co-educazione costante. È il Tu che decodifica l’Io, è l’Altro, l’esperienza con l’Altro che decodifica me stesso.

Alessandra Nori

Autenticità: impegno e sfida del nostro essere cristiani

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