Domenica 5 Febbraio l’Azione Cattolica dei Ragazzi ed i giovanissimi di AC della parrocchia di Pozzomaggiore, hanno festeggiato la tradizionale Festa della Pace, a conclusione di un mese, quello di Gennaio, dedicato dall’associazione alla sensibilizzazione sui temi delle violenze e delle ingiustizie.

Pozzomaggiore – La giornata è iniziata al mattino con la santa Messa nella quale i bambini e i ragazzi hanno pregato non soltanto per le vite che nascono, ma soprattutto per quelle che, in ogni angolo del pianeta, a stento sopravvivono o si spengono a causa delle guerre, delle malattie e della povertà.
All’offertorio, oltre al pane ed al vino che di lì a poco padre Quintino avrebbe trasformato in cibo e bevanda spirituale, i ragazzi hanno offerto il testimone della staffetta, simbolo dei valori di solidarietà e di pace ricevuti dai testimoni incontrati durante il mese, nonché segno di comunione con gli acierrini di tutta Italia, e un trattato di pace ancora da completare con l’augurio che tanti signori della guerra potessero di lì a poco sottoscriverlo con promesse e intenti concreti.
Al pomeriggio ci si è ritrovati nel salone di santa Croce per un momento di festa e di svago. Ma anche di riflessione. Gli educatori, infatti, hanno illustrato quanto l’Azione Cattolica ha fatto in questi anni a Sarajevo con la costruzione delle scuole interetniche, ma anche mostrato, attraverso una sintesi del rapporto UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo 2006”, quanto ancora ci sia da fare nel mondo perchè ad ogni essere umano, a partire dal più piccolo, venga garantita un’esistenza serena nel rispetto dei più elementari diritti.
E lo slogan della giornata “quanto manca alla pace?” vuole essere, allora, un invito, pressante, ad ogni ogni credente perchè si impegni, con rinnovata fiducia, a trasmettere i valori dell’uguaglianza e della non violenza a partire dal proprio vissuto quotidiano.
In seguito i ragazzi, schierati nelle due squadre di Albanostra e Negromonte, due stati immaginari dalle evidenti disparità di risorse naturali ed economiche, si sono affrontati in una serie di battaglie ognuna delle quali assegnava al vincitore un certo numero di beni essenziali e di strutture sanitarie, scolastiche, tecnologiche, ecc. ma che aveva come contropartita la perdita di un ingente numero di militari e di civili.
Conflitti che talvolta creano una tale spirale di odio e di violenza che per poterne uscire è necessario un intervento esterno. Così è accaduto che gli educatori, trasformatisi in emissari dell’ONU con regolare casco blu sulla testa, hanno costretto i due rappresentati degli stati a sedersi attorno al tavolo dei negoziati di pace, impegnandoli a cedere agli avversari i beni in eccesso e ponendo così fine alle ostilità.
L’evento è stato ufficializzato dalla firma sul trattato di tutti gli attori in gioco e con le consuete foto di rito.
A conclusione della serata è stata offerta a tutti i partecipanti una ricca e gustosa merenda.

Davide Meloni

Quanto manca alla pace?

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